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La nostra storia

Pieve di Cadore – Storica porta d’entrata delle Dolomiti Bellunesi

Che le Dolomiti siano sempre state uno spazio di vita lo si impara leggendo la storia della magnifica Comunità di Pieve di Cadore, dove i protagonisti sono i montanari. Quei montalari saggi che si sono dati regole sagge di convivenza e di condivisione che hanno garantito loro quell’autonomia di cui si sente oggi enorme bisogno.

Anche le crode rienrano in questo racconto esperienziale e quindi anche le Dolomiti delle quali Pieve è sicuramente una delle porte d’entrata più importanti.

Pieve di Cadore come secolare luogo d’incontro tra i saperi della montagna e la vita in montagna, dunque. E le Dolomiti, che l’Unesco ha promosso Patrimonio dell’Umanità, attribuendo loro il titolo di “monumento naturale”, sono il palcoscenico più affascinante e spettacolare dove hanno recitato il loro estro artisti del calibro di Tiziano vecellio, il più grande pittore del Rinascimento, dove si sono esibiti gli espolratori più intrepidi e dove hanno compiuto le scalate più ardite Emilio Comici e i migliori rocciatori provenienti da tutt’Europa.

Su questo palcoscenico “Porta d’entrata delle Dolomiti”, la Sezione del Club Alpino Italiano di Pieve ha recitato un ruolo importantissimo nell’animazione di un mondo escursionistico e alpinistico che si stava odernizzando proprio nei suoi primi anni di vita. E sempre in quella vivace stagione i Soci CAI si sono distinti nella promozione e nell’organizzazione del turismo a Pieve e in Cadore.

Ma non solo. Contribuendo a rendere effervescente e creativa l’attenzione per la montagna, la Sezione ha favorito quel clima fecondo che ha tenuto a battesimo, prima il Gruppo Rocciatori RAgni, e poi la locale Stazione del Soccorso Alpino.

In questo senso, la storia della Sezione CAI di Pieve, rappresenta il bellissimo esempio di Casa Comune della Montagna, dove hanno vissuto e camminato, arrampicato, esplorato, cantato, gioito e pianto, INSIEME, i Soci CAI, le Guide Alpine e gli Operatori del Soccorso Alpino.

Un esempio bellissimo raccontato da foto e documenti, che mettono in evidenza anche le bellezze dei paesaggi e la maestosità delle cime che costellano il territorio di competenza della Sezione, i Sentieri e i Rifugi, ma soprattutto le Donne e gli Uomini che ne hanno scritta la storia.

Una storia ricca di passione per la montagna, che ora è affidata ai Ragazzi dell’Alpinismo Giovanile.

Una sezione importante nel cuore del Cadore

E’ nata nel 1925 la Sezione del Club Alpino Italiano di Pieve di Cadore. Lo testimonia la tessera del primo presidente Aldo Valmassoi, che annovera tutti i bollini a partire da quello del 1926. E si sa che l’anno della partenza è sancito non dal bollino, ma dalla data di consegna della tessera, quindi il 1925. La tessera, oltre alla testimonianza dello stesso Valmassoi (scomparso nel 1993), raccolta da Floriano Cian, contribuisce finalmente a far chiarezza sull’età della sezione pievese. Essendo andate disperse parti importanti degli archivi della Sede centrale e della Sezione di PIeve e in assenza di verbali e di atti formali che raccontano l’attività dei primi anni, si era convenuto che l’anno della fondazione potesse essere il 1929. Ora invece, la tessera di Valmassoi dimostra che la sezione ha mosso i primi passi quattro anni prima e cioè nel 1925. Gli apripista sono stati trenta soci che, guidati da Aldo Valmassoi, si sono staccati dalla Sezione Cadorina con sede ad Auronzo dove erano iscritti tutti gli appassionati di montagna residenti sul territorio cadorino.

A consentire e sostenere lo “strappo” è stato l’allora presidente generale del CAI Angelo Manaresi che, frequentando Pieve, era amico e compagno di scalate di Aldo Valmassoi. Ad animare e guidare la Sezione di PIeve, insieme ad Aldo Valmassoi, sono stati Gottardo Ballis, Mirco Coletti, Rina TAbacchi, Agostino Genova, Dionisio Tabacchi, Ferruccio Vecellio Bodo, Lino Tabacchi, Giuseppe Genova, Vittorio Emanuele Tabacchi (Mimi) e Nelso Coletti. Da registrare che a Pieve operavano già due associazioni che organizzavano gite in montagna: la Juventus Dolomiti e l’Unione Operaia Escursionisti.

Ma la nascita della Sezione CAI ha infervorito notevolmente l’ambiente sociale pievese, facendo crescere l’attenzione che molti giovani rivolgevano già alla montagna. E così sono maturate le condizioni per far diventare Pieve di Cadore un interessante punto di riferimento turistico. E’ in questo contesto che la Sezione CAI assume un ruolo strategico nel gettare le basi per la nascita, prima del Gruppo Rocciatori Ragni e poi della Stazione del Soccorso Alpino.

Fin dalla sua fondazione, la Sezione ha rvolto un’attenzione particolare all’attività turistica. Dopo lo strappo dalla Sezione Unitaria Cadorina, Pieve si è trovata a gestire il Rifugio Giuseppe De Pluri sul Tranego e pochi anni dopo ottenne dal Demanio la caserma sotto Forcella Piccola, che trasformò nel Rifugio Pietro Galassi, poi passato alla Sezione CAI di Mestre.

Il primo presidente della Sezione del Club Alpino Italiano di Pieve di Cadore è stato dunque Aldo Valmassoi. Una figura di spicco negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Faceva l’impiegato di banca ed era impegnato politicamente. Cacciatore, sportivo, appassionato ciclisca, buon sciatore e ottimo alpinista. Ha arrampicato con i Fratelli Fanton, con Olivo Oliviero, con Attilio Tissi, con Bepi De Gregorio e con Severino CAsara. Ha accompagnato sulle Dolomiti Cadorine molti personaggi famosi come Jan Domingo Peron, prima che diventasse presidente dell’Argentina, Italo Balbo, Angelo Manaresi, presidente generale del CAI. Valmassoi figura anche tra i fondatori della Stazione di Pieve di CAdore del Soccorso Alpino. Dopo Valmassoi, la Sezione è stata presieduta da: Giulio Spina, Ugo de Polo, Giuseppe Carlo Baldessari, Valentino Giacobbi, Urbano Tabacchi, Gianpietro Genova, Floriano Cian, Pini Giuseppe Da Deppo, Giovann De Zordo e Giovanni Vecellio.

Un progetto che profuma di avventura: dall’Alpinismo Giovanile il futuro del Club Alpino Italiano

“Il futuro del CAI dipende dalla nostra capacità di far vivere la passione per la montagna ai nostri giovani”.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole da Gianni Vecellio? Parole, raccomandazione e monito.

Per questo la Sezione di Pieve non si è mai stancata di proporre attività di Alpinismo Giovanile. E lo ha sempre fatto, forte della disponibilità di accompagnatori qualificati e operatori sezionali che si impegnano regolarmente a preparare il calendario annuale fatto di escursioni, corsi, campeggi ed esperienze nuove. Dal 2012 con la Sezione di Pieve hanno iniziato a collaborare le vicine Sezioni di Calalzo e Domegge.

Ogni escursione è un’avventura da vivere intensamente anche attraverso un rapporto di amicizia che cresce durante l’anno. Il programma annuale viene presentato pubblicamente all’inizio della stagione proprio per incorniciare l’evento e per favorire la partecipazione delle famiglie a un progetto educativo che ha la montagna vera per palcoscenico. Ogni escursione viene preparata anche tecnicamente (il materiale, l’abbigliamento, gli accorgimenti per vivere l’esperienza in sicurezza). E’ qui che il ragazzo viene messo nelle condizioni di affrontare un ambiente che è sì bellissimo, ma che può riservare qualche difficoltà.

Le escursioni sono distribuite nel corso dell’anno, in genere si parte in febbraio con la gita in slitta e si conclude in ottobre con la gita in grotta, che viene organizzata con la collaborazione del Gruppo Speleo “Solve” di Belluno. Ai ragazzi vengono proposte esperienze diverse, in modo che possano conoscere vari aspetti della montagna. Si va dalle semplici escursioni su sentiero alle escursioni con tratti parzialmente attrezzati, dall’attività di orienteering all’utilizzo di carte topografiche.

E poi ci sono l’arrampicata con il supporto del Gruppo Rocciatori “Ragni”, il campeggio in tenda, l’uscita con notte in rifugio, le visite ai parchi naturali e ai luoghi che rivelano tracce del passato, senza dimenticare i giochi in ambiente montano. Durante tutte queste attività, i giovani hanno la possibilità di divertirsi insieme ai coetanei e imparare a conoscere il patrimonio che ci circonda. Gli accompagnatori hanno il compito di guidarli nel loro percorso di formazione, con l’obiettivo di condurli all’autonomia e alla sicurezza in montagna, contribuendo alla loro formazione tecnica e crescita umana.

Il progetto educativo dell’Alpinismo Giovanile

L’Alpinismo Giovanile ha lo scopo di aiutare il giovane nella propria crescita umana, proponendogli l’ambiente montano per vivere con gioia esperienze di formazione. Il giovane (dagli 8 ai 17 anni) è il protagonista dell’attività di Alpinismo Giovanile. L’accompagnatore è lo strumento tramite il quale si realizza il progetto educativo dell’Alpinismo Giovanile. Il gruppo come nucleo sociale, è il campo di azione per l’attività educativa e deve orientare le aspirazioni del giovane verso una vita autentica attraverso un genuino contatto con la natura. Le attività riguardano soprattutto l’escursionismo di montagna inteso come recupero della dimensione del camminare nel rispetto dell’ambiente naturale ed umano. Il metodo consiste nel coinvolgimento del giovane in attività divertenti, stabilendo con lui un rapporto costruttivo secondo le regole dell’imparare facendo.

Cosa ci insegna la montagna quando facciamo una gita? La montagna ci insegna a camminare, fare fatica, riposare, salire e scendere, non avere fretta, aspettare, osservare, riconoscere i segni dell’uomo e della natura nel paesaggio, orientarci, guardare il mondo dall’alto, fermarci per godere il panorama, stare nel gruppo, rispettare le regole, le persone e l’ambiente, giocare, scoprire la natura, essere curiosi, prendere consapevolezza delle nostre forze e dei nostri limiti, chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno, rinunciare quando serve, affrontare le emergenze, scegliere l’essenziale da portare nello zaino, apprezzare le piccole cose come un fiore tra i sassi, un compagno di cammino, la pioggia nei capelli, una notte all’aperto, un gioco sul prato.

I rifugi sul territorio della Sezione CAI di Pieve

Sono cinque i rifugi alpini presenti sulle montagne di competenza della Sezione CAI di Pieve di Cadore: l’Antelao, il Tita Barba, il Costapiana, il Talamini e il Dolomites.

Un tempo erano sette, Due, adesso, non ci sono più. Si tratta del Rifugio De Pluri e del Rifugio Prapiccolo. Il primo si trovava poco sotto la cima del Monte Tranego, a quota 1847. Era un fabbricato molto semplice, ricavato da un ricovero militare. E’ stato inaugurato nel 1923 ed era stato dedicato alla memoria del cadorino avvocato Giovanni De Pluri, caduto in combattimento sul Monte Piana nel 1915. La proprietà del rifugio è passata dalla Sezione Unitaria Cadorina alla Sezione di Pieve quando quest’ultima, nel 1925, è diventata autonoma. Il Rifugio Prapiccolo era ospitato in un fabbricato che si trova a quota 1366 sul versante nord del Monte Tranego. E’ stato inaugurato nel 1967 ed ha chiuso i battenti nel 2002. La Sezione di Pieve aveva gstito per alcuni anni anche una parte della caserma che si trova appena sotto Forcella Piccola in prossimità dell’attacco della via normale alla cima dell’Antelao e che sarebbe diventato poi il Rifugio Pietro Galassi.

La sezione, che l’aveva ottenuta in affitto per una lira l’anno dal Demanio Militare nel 1932, avrebbe voluto ristrutturare l’edificio, ma la difficoltà a reperire risorse prima e la seconda guerra mondiale poi, l’hanno impedito, e così la Sezione di Mestre lo ha acquistato nel 1950.

Ed ecco i cinque rifugi attualmente in attività sul territorio di competenza della Sezione CAI di Pieve:

Il Rifugio Antelao si trova adagiato sulal Sella Padronego sotto i contrafforti orientali del Monte Antelao a quota 1796. Costruito nell’estate del 1947 per iniziativa della scrittrice e alpinista Alma Bevilacqua, più conosciuta con lo pseudonimo di Giovanna Zangrandi, è stato poi acquistato dalla Sezione cAI di Treviso. Punto d’appoggio lungo le Alte Vie delle Dolomiti 4 e 5, è raggiungibile da Pieve di CAdore e Pozzale (quota 1054) per carrareccia e per il sentiero CAI 253 (ore 2.30), da Pieve e Nebbiù (quota 956) per il sentiero 254 (ore 3.30).

Il Rifugio Tita Barba si trova sotto gli Spalti di Toro sul Monte Verdocia a quota 1824. Tita Barba è il soprannome di Giovanni Battista Ciotti, di Sottocastello, frazione di Pieve di CAdore, che lo ha costruito nel 1933. Lo si raggiunge percorrendo il sentiero numero 350 o la mulattiera che partono dalla diga del lago di Centro Cadore (ore 2). Altre due vie di accesso partono da Vallesella di Domegge di Cadore passando per il Rifugio Padova o per CAsera Valle (ore 2.30-3).

Il Rifugio Costapiana si trova nel Comune di Valle di Cadore a quota 1570 in una posizione straordinaria. Dal rifugio si possono ammirare alcune tra le maggiori vette dolomitiche: Antelao, Pelmo e Civetta. Si arriva percorrendo i sette chilometri di carrareccia che parte da Valle di Cadore. Dal rifugio, per sentiero CAI 251, si raggiungono facilmente la chiesetta di San Dionisio (ore 1) e il Rifugio Antelao (ore 1.30).

Il Rifugio Talamini si trova sul territorio del Comune di Vodo di Cadore a quota 1582. Immerso in un ambiente da favola, il rifugio, che è di proprietà del Comune di Vodo, è stato ristrutturato da poco. Vi si accede partendo da Vodo-Impianti sportivi (quota 901) per i sentieri CAI 456 e 478 oppure da Zoppè di Cadore-Col del Pian (quota 1556) e da Passo Cibiana (quota 1460) per Forcella di Val Inferna e il sentiero CAI 494.

Il Rifugio Dolomites si trova sulla cima del Monte Rite (quota 2160) nel territorio di Cibiana di Cadore. Grazie alla sua posizione, consente di ammirare le Dolomiti a 360 gradi. Ricavato dalla ristrutturazione della caserma del forte del Monte Rite, è stato inaugurato nel 2002. Punto tappa lungo l’Alta Via delle Dolomiti numero 3, si può raggiungere percorrendo la carrareccia (poco meno di 7 chilometri) che parte da Forcella Cibiana (quota 1530) da dove funziona anche un servizio navetta. Altre vie d’accesso: per il sentiero (non censito) che parte dal primo tornante della carrareccia (ore 2); da località Quattro Tabià per il sentiero 478 per Val Inferma (ore 3) e dal Rifugio Talamini (Vodo di Cadore) per il sentiero 494 (ore 2).

Capanna Tita Panciera

La Sezione CAI di Pieve di Cadore è proprietaria di Capanna “Tita Panciera”, un fabbricato che si trova a quota 1693 sul versante orientale del Monte Antelao nei pressi di Forcella Antracisa. La capanna è raggiungibile da Pieve-Pozzale (quota 1054) per carrareccia oppure per il sentiero numero 253 (ore 2.30), oppure per carrareccia fino a Prapiccolo e poi per il sentiero numero 250. Da Pieve-Nebbiù (quota 956), per il sentiero 254 (ore 3).

Le Dolomiti più belle

L’attenzione per la montagna promossa dalla Sezione CAI di Pieve di Cadore, è cresciuta a contatto con le Dolomiti più belle. E’ sempre stato sufficiente alzare lo sguardo e girarsi intorno: l’Antelao, il Monte Pelmo, il Monte Rite, il Sassolungo, il Duranno, gli Spalti di Toro e i Monfalconi, il Montanel, il Cridola, il Tudaio, le Marmarole. Pieve, centro delle Dolomiti Cadorine e porta d’entrata delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità.

La locale Sezione del Club Alpino Italiano, tutrice di una passione che ha prodotto Escursionisti sempre alla ricerca di nuove avventure, Alpinisti Intrepidi, Guide Alpine di valore. E il merito primo è sempre stato, soprattutto, delle crode che hanno ispirato il grande Tiziano Vecellio, affascinato i primi esploratori, fatto riflettere tanti pensatori, reso orgogliosi tutti i Cadorini. L’Antelao, il Re delleo Dolomiti, dall’alto dei suoi 3264 metri, racconta la storia che ha visto passare e le storie belle e qeulle brutte. Quella grandiosa della prima intrepida salita nel 1850 di Matteo Ossi di San Vito, che 13 anni dopo ha accompagnato in vetta l’austriaco Paul Grohmann, e le storie delle tragedie causate dalle franse scese dai suoi canaloni. Quella che nel 1348 ha distrutto il leggendario villaggio di Villalonga o quella che il 21 aprile 1814 ha ucciso 250 persone.

Di fronte all’Antelao ci sono il Monte Pelmo salito ufficialmente per la prima volta da John Ball e il Monte Rite, dove l’alpinista Reinhold Messner ha allestito il suo primo museo dedicato alla montagna.

Poi c’è il Sassolungo di Cibiana, dove – racconta un’antica leggenda – poco prima o poco dopo la festa di San Lorenzo, ogni anno, sale la lunga processione dei morti in montagna. Sugli Spalti di Toro, invece, ci sono due campanili, quello di Val Montanaia e quello di Toro, che tutte le notti si parlano con i rintocchi delle campane che si trovano sulle loro cime. Il Campanile di Val Montanaia è stato salito per la prima volta nel 1902 da Victor Wolf von Glanvell e da Karl Gunther von Saar, mentre sulla cima del Campanile di Toro sono arrivati per primi Karl Berger e Ingenuin Hechenbleikner. Era il 1903. Sul Monte Cridola nel 1884, ha lasciato la prima impronta il triestino Julius Kugy, autentico testimone di idealità alpinistica.

Altra catena montuosa dove è stata coltivata la passione alpinistica pievese, è quella delle Marmarole, le più selvagge tra le montagne del comprensorio dolomitico.

Le Marmarole sono state la palestra degli escursionisti e dei rocciatori di Pieve di Cadore. La Sezione del CAI vi ha aperto nuovi sentieri e i componenti del Gruppo Rocciatori Ragni, nuove vie, alcune molto impegnative, che hanno reso onore a Giovanni Battista Toffoli “Tita Petoz” di CAlalzo, primo salitore del Cimon del Frappa, e ai fratelli Fanton, che sulle Marmarole hanno espresso bravura, creatività e intraprendenza alpinistica. Ma l’alpinista che più di altri ha inanellato vie nuove sulle Marmarole, è stato il tedesco Ludwig Darmstatter. In due estati degli ultimi anni del 1800, ha esplorato e salito la gran parte delle cime che compongono la catena montuosa che divide i territori di Pieve, Calalzo, Domegge e Lozzo dal territorio di Auronzo.

Anche le Marmarole sono teatro di leggende, la più famosa è quella che le vuole abitate dai Croderes, esseri con il cuore di pietra e privi di sentimenti e dalla loro regina Tanna.

Pieve di Cadore, fucina di Guide Alpine

Se la vocazione alpinistica di una località la si misura con la presenza quantitativa e qualitativa delle Guide Alpine, possiamo dire che Pieve di Cadore può considerarsi una capitale dolomitica delle vie di roccia. Nella sua storia annovera infatti un numero considerevole di professionisti della montagna. Tra ieri e oggi ne abbiamo contate undici, ma molte altre hanno gravitato e gravitano su Pieve, in quanto see del Gruppo Rocciatori Ragni. Attualmente risiedono a Pieve quattro Guide Alpine: Ferruio Svaluto Moreolo, Diego Stefani, Giovanni Zanettin e Pier Eugenio Genova.

Luigi Mario Giacobbi Jon (1898-1933) è diventato Portatore nel 1928 e Guida Alpina due anni dopo. Di professione faceva l’elettricista. E’ morto cadendo mentre arrampicava su un traverso strapiombante nella palestra di roccia dietro l’ex fortezza Batteria Castello a Pieve. Non si conosce molto né di lui, né della sua attività alpinistica. Si racconta sia stato un grandissimo appassionato di montagna, dove trascorreva ogni momento libero. Un particolare del suo abbigliamento di arrampicata, era rappresentato da una specie di cartucciera di tela cont ante tasche, nelle quali riponeva piccoli cugni di frassino stagionato di vario spessore e lunghezza, da utilizzare quando la fessura era troppo larga per l’unico chiodo di cui disponeva.

Ferruccio vecellio Bodo (1901-1954) era il capo dei Vigili Urbani di Pieve. E’ diventato Guida Alpina molto giovane. Le foto che lo ritraggono in compagnia di clienti ed amici sull’Antelao, sulla Croda Bianca, sulle Tre Cime di Lavaredo, sul Cristallo, sulle Tofane e sul Pelmo, testimoniano della sua presenza in qualità di Guida Alpina. E poi ci sono i Libri di Vetta dove la firma di Ferruccio Vecellio Bodo è tra le più frequenti. Ma il suo impegno si è distinto anche a valle, nell’associazionismo e nella società civile di Pieve. E’ stato uno dei fondatori della Società Juventus Dolomiti. Si interessava di calcio e di altri sport e accompagnava volentieri e molto spesso, senza chiedere compensi, pievesi e turisti in montagna.

Gottardo Ballis (1883-1960) ha fatto capolino in CAdore come maestro elementare. Nel 1910, quando era ancora giovanissimo, ha iniziato l’iter per diventare Guida Alpina. La data del suo primo libretto, dove sono riportati commenti positivissimi sul suo operato di Guida, porta la data del 1912. Ballis era ua Guida Alpina molto gettonata, perché alla bravura nel facilitare le salite su roccia, sapeva unire tutta una serie di informazioni sulle montagne e sui paesaggi, che rendevano molto piacevole qualsiasi ascensione. Ha insegnato fino al 1948.

Dionisio Tabacchi (1891-1962) è stato promosso Guida Alpina nel 1928. Era un dipendente del Comune di Pieve. Iniziò a scalare fin da giovanissimo, molto prima del primo conflitto mondiale. Ha esercitato la professione saltuariamente e quasi esclusivamente sulle Dolomiti Cadorine. Figura molto spesso tra i componenti delle cordate guidate da Gottardo Ballis.

Lino Cornaviera (1909-1982) ha superato gli esami di Guida Alpina nel 1940. IL suo libretto di Guida porta il numero 800 e la matricola 449. C’è da dire che prima di diventare Guida Alpina ed esperto alpinista, Lino Cornaviera era conosciuto in qualità di calciatore. Giocava nel Pieve. I suoi primi compagni di cordata sono stati Pino Genova di Pieve ed Elio Pampanin di San Vito. Erano inseparabili. Insieme hanno rappresentato il primo generoso nucleo intorno al quale ha cominciato a prendere forma il Gruppo dei RAgni. Lino è stato anche un precursore del Soccorso alpino. Quando qualcuno non rientrava, Lino era il primo a essere chiamato. Il suo nome rimbalzò agli onori delle cronache proprio grazie a un intervento di soccorso che Lino Cornaviera fece sulla Torre dei Sabbioni nel 1940. Ed è stato in seguito a quell’intervento che il CAI di Venezia lo propose come Guida Alpina. Il suo libretto di Guida pullula di dichiarazioni di stima e gratitudine scritte da clienti alpinisti italiani e tedeschi, che Cornaviera ha accompagnato sulle Dolomiti. L’estate la dedicava ai clienti, mentre d’inverno coltivava la sua passione al pinistica. Nel febbraio del 1942 ha raggiunto la vetta dell’Antelo in compagnia di Roger Petrucci Smith, Gigi Vecellio e Armando Zandaenel. L’anno successivo ha firmato, insieme a Renato Frescura, la prima ascensione invernale della Croda Bianca. Poi Renato viee ucciso dai tedeschi nel 1944. E per ricordarlo, Lino in compagnia di Ugo de Polo, individua una cima inviolata delle Marmarole, la salgono e la chiamano “Torre Frescura”. Fra le tante iniziative intraprese in montagna, Lino ha collaborato con Antonio Sanmarchi nella realizzazione dell’Alta Via di Tiziano, che parte da Sesto Pusteria e arriva a Pieve di Cadore. La prima grande Alta Via delle Dolomiti. La sua ultima salita in veste di Guida Alpina l’ha compiuta all’età di 54 anni sullo spigolo TEssari sulla Croda Bianca. Ha fatto parte per molti anni del Direttivo del CAI di Pieve, del Gruppo Rocciatori Ragni e del Soccorso alpino.

Giovanni Battista Panciera (1925-1954) è diventato Portatore nel 1951 e Guida Alpina nel 1953. Era conosciuto anche come “Ragno solitario delle Dolomiti”. Chi l’ha conosciuto e frequentato, lo ha descritto come un uomo alla ricerca. Ricerca di tutto, a cominciare dalla dimensione spirituale che a valle diceva di non riuscire a trovare. Aveva tutte le qualità per diventare un ottimo sciatore. A fermarlo è stato un brutto incidente. Durante la guerra è stato deportato e rinchiuso per nove mesi nel campo di concentramento di Dachau. Aveva vent’anni quando è tornato a casa. Dopo quella terribile esperienza, Tita, così lo chiamavano tutti, ha ritrovato la voglia di vivere frequentando la montagna. In poco tempo è diventato un buon alpinista. Un buon alpinista solitario. Ha sempre preferito le ascensioni invernali a quelle estive. E sono state firmate da Tita Panciera alcune prime invernali molto impegnative per quegli anni: alla Cima Fanton, all’Antelao lungo la Menini, al Pelmo. Ed è stato proprio sul Pelmo che ha concluso la sua vita. Correva l’anno 1954. Panciera aveva superato gli esami di Guida Alpina l’anno prima di essere diventato Portatore nel 1951. Era anche un buon fotografo, passione che è riuscito a trasformare in attività. Faceva l’editore di cartoline che riproducevano le montagne, i paesaggi e i paesi del Cadore.

Duilio De Polo (1921-1955) è ricordato come il fautore, l’animatore e il formatore del primo gruppo di rocciatori cadorini, che sarebbe in seguito divenuto il Gruppo Rocciatori Ragni. Nato a Pieve di Cadore nel 1921, fin da giovanissimo ha dimostrato attenzione, amore e attitudine per tutti gli sport di montagna. Contemporaneamente ha coltivato la passione per la grafica, il disegno e la pittura con acquarello. E’ stato lui a disegnare lo storico simbolo dei Ragni che ha pensato insieme a Smith Petrucci Roger e Maria Strocchi. Nel 1942 ha fondato la Società Roccia Neve RAgni e tre anni dopo, nel 1945, è nato il Gruppo Rocciatori Ragni. Nelo stesso anno Duilio De Polo si è impegnato nella fondazione del Bob Club Pieve di cadore, con il quale ha gareggiato conseguendo risultati prestigiosi Ed è stato proprio nel corso di un allenamento sulla pista Olimpica di Cortina che ha perso la vita nel 1955. Di Duilio De Polo Guida Alpina si sa molto poco, quasi sicuramente ha conseguito il brevetto in Friuli venezia Giulia alla fine della seconda guerra mondiale. Preso com’era da tanti interessi, ha praticato pochissimo la professione. Di Duilio De Polo Guida Alpina restano poche testimonianze, che convengono sulla sua prudente professionalità e sulla sua minuziosa tecnica di arrampicata, che trasmetteva con passione da bravo formatore qual era.

I Ragni delle Dolomiti

Nel clima euforico di passione per la montagna che si è venuto a creare a Pieve di Cadore dopo la Prima Guerra Mondiale, e’ lievitata, fino a diventare prestigiosa, l’attività alpinistica di molti paesani e non solo di Pieve. E’ stato sulla spinta di questo crescendo di attenzione per le crode e di tensione verso l’esplorazione che sono nati i “Ragni”, il Gruppo di Rocciatori che ha compiuto salite di valore soprattutto sulle Dolomiti, ma anche su parecchie cime extra europee.

Tutto è iniziato nel corso dei primi anni ’40. nel 1942 nasce la Società Roccia e Neve Ragni che raggruppa i praticanti di diverse discipline sportive: sci, roccia, bob. La partenza ufficiale del Gruppo Rocciatori Ragni è datata 19 settembre 1945. Apripista è stato la Guida Alpina Duilio De Polo. Con lui ci sono il fratello Ugo, Arturo Fornasier, Giordano Fornasier, Sandro e Marco Da Re, Camillo Tabacchi, Camillo Toscani, Gemolo Cimetta, Enrico Cortellazzo, Giorgio Menini, Pietro Genova, Lanfranco Cattel detto Cicci, Italo e Piero Da Col, Renato Frescura, Roger Petrucci Smith, Lino Cornaviera e Maria Strocchi, una compagine animata dall’entusiasmo, dalla voglia di crescere tecnicamente e di vivere l’avventura. I risultati sono stati subito molto importanti, fino a proiettare il gruppo sul palcoscenico nazionale dell’alpinismo.

C’è una data scritta con inchiostro indelebile sul capitolo di storia che racconta i primi anni di attività dei Ragni: il 13 agosto 1947. Protagonisti sono tre Ragni già blasonati, I primi due, De Polo e Cortellazzo, aprono una via tutta di 5° e 6° sulla parete est della Torre dei Sabbioni, una via durissima, sulla quale avevano fallito in tanti. Lo stesso giorno il terzo Ragno, Gemola Cimetta, detto Cif, cade sul Campanile Dimai. E’ la storia vera dell’alpinismo fatta di gioia e dolori.

Le vie di roccia che, nei primi anni di attività, i componenti del Gruppo aprono sulle Marmarole, sugli Spalti di Toro e sulle vette che incorniciano Cortina, sono proprio tante e molto impegnative. Su tutte spiccano la Direttissima sul versante sud dell’Antelao, la Diretta sull’inviolata parete est della Torre dei Sabbiono e la famosa Via Armida sulla più grande delle 5 Torri. Come tutti i sodalizi, anche quello dei “Ragni” ha vissuto momenti di adrenalinica vivacità e altri di fiacca. Uno slancio energico coincide con gli anni ’60/’70 del secolo scorso. Animatori della bella stagione alpinistica sono stati Gian Piero genova, Urbano Tabacchi, Romano Tabacchi, Dario Sacchet, Piero Valmassoi e Angelo De Polo. E’ stato calcolato che nell’ultimo quarto di secolo i “Ragni” hanno aperto 150 vie nuove solo sulle Dolomiti Orientali. In particolare si sono distinti: Pietro valmassoi, Maurizio (Icio) Dall’Omo, Ferruccio Svaluto Moreolo, Renato Peverelli e Mauro Valmassoi. Copiosa l’attività sulle Dolomiti e più che dignitosa quella sulle montagne del mondo. I “Ragni” hanno partecipato a spedizioni prestigiose in Patagonia, in Groenlandia, Himalaya, Medio ed Estremo Oriente. Alcuni componenti del Gruppo si sono distinti in competizioni di scialpinismo e prove di sci estremo con delle prime assolute in anni dove la cultura dello sci estremo era sconosciuta dalle nostre parti. A Pieve e in Cadore il Gruppo è diventato un importante punto di riferimento formativo. Per decenni ha organizzato Corsi di Roccia e di Scialpinismo in collaborazione con la Sezione CAI di Pieve, mettendo a disposizione i suoi molti soci diventati istruttori regionali CAI. Adesso i docenti nei Corsi organizzati dai Ragni sono le Guide Alpine che aderiscono al Gruppo.

Nel 2004 il Gruppo è stato insignito del Pelmo d’Oro con questa motivazione: “Singolare e duraturo esempio di autentica passione per la montagna in generale e per le Dolomiti del Cadore in particolare. Testimone di solida e sincera amicizia e di generoso spirito di solidarietà alpina”.

Quando Mirco Coletti, Aldo Valmassoi, Gottardo Ballis e Lino Cornaviera inventarono il Soccorso Alpino

La montagna è il terreno più fertile dove far crescere la solidarietà. Da sempre il montanaro esprime la disponibilità a intervenire per aiutare e soccorrere chi si trova in difficoltà.

Le cronache più antiche raccontano di interventi di solidarietà ovunque, in montagna. Anche in CAdore. E anche a Pieve dove, prima della nascita della Stazione del Soccorso Alpino, si era formata una squadra di alpinisti sempre pronti a intervenire per aiutare chi si trovava in difficoltà in croda. Mirco Coletti, Aldo Valmassoi, Gottardo Ballis, Lino Cornaviera e altri figurano tra i benemeriti di tanti soccorsi sulle Dolomiti Cadorine. Ad organizzare il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino a Pieve, per il CEntro Cadore, è stato Mario Brovelli, medico dell’Ospedale Civile di Belluno. All’inizio del 1955 si è svolta a Tai la prima riunione organizzativa per l’intero Cadore. Ed è stato in quella occasione che Brovelli decise di costituire la Stazione del Soccorso Alpino di PIeve di Cadore “dove – disse – l’esperienza nell’attività è consolidata”. Contestualmente sono state costituite anche le Stazioni di Sappada e di San Vito di Cadore. All’incontro sono intervenuti i presidenti delle Sezioni del CAI, che da tempo caldeggiavano l’organizzazione del soccorso, e Bepi De Gregorio, presidente dell’Associazione Guide Alpine del Veneto.

Il primo Capostazione del Centro Cadore è stato Mirco Coletti, Con lui gestivano la Stazione Lino Cornaviera, Secondino Lorenzet (Dino), Ugo e Duilio De Polo, Gianfranco Favero, Ariosto Coletti e Rubens Genova. Nel luglio del 1955 la Stazione del Centro CAdore ha iniziato a informare i Cadorini e i Turisti dell’esistenza di una squadra di soccorritori sempre pronta ad intervenire in montagna. Un manifesto, affisso nei locali pubblici e nei rifugi alpini, riportava i recapiti per le chiamate di soccorso. E segnalava anche l’indirizzo della sede della Stazione. Era l’indirizzo dell’abitazione di Mirco Coletti a Tai, civico 131, telefono numero 0435 2229.

I soccorsi effettuati in questi 60 anni sono innumerevoli. Ma sulla quantità e sulla varietà degli interventi s’impone la qualità e la passione. Il livello tecnico che ha sempre caratterizzato la Stazione e la buona preparazione di ogni suo componente, l’ha annoverata fra le compagini più aggiornate a livello dolomitico. Proprio come auspicava il forte e generoso Lino Cornaviera, che soleva ripetere “solo se ci manteniamo preparati e allenati saremo dei buoni soccorritori. Altrimenti è meglio star giù per non far peggio“. Una considerazione che profuma di saggezza e assume una valenza di forte attualità.

Leggi anche l’elenco dei sentieri compresi nel territorio della Sezione CAI di Pieve di Cadore

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